6 Gennaio 2018 sergiobertani

Nikon D850: recensione parziale (speciale ritratti, studio, adv, fine art)

Nikon D850

Nikon D850

D850. Lo scopo di queste righe non è di redigere una vera e propria recensione dell’ultimo gioiello uscito in casa Nikon (di quelle se ne trovano decine in rete, dettagliatissime), bensì di fornire una serie di riflessioni basate principalmente sull’uso che faccio io di una reflex: ritratti in studio e on location, fotografia scenografata e ambientata, foto di scena, still life, interni e architettura, adv. Per questo motivo verranno toccati solo alcuni argomenti e non ci saranno praticamente menzioni alle caratteristiche che rappresentano le maggiori esigenze per chi fa reportage, eventi o sport. Potete comunque stare tranquillissimi sulla velocità delle raffiche e dell’autofocus (lo stesso della D5).

RISOLUZIONE. Molti hanno storto il naso di fronte ai 45,7 milioni di pixel. Ma a me servono. Mi servono quando devo scattare per stampe di grande formato e mi servono quando ho bisogno di estrarre da una foto un crop che sia anch’esso ad alta risoluzione (e mi capita spesso). La quantità di pixel, sorprendentemente, non rappresenta un compromesso sulla qualità dello scatto: il sensore, retroilluminato, è di livello mostruosamente alto.
La D850 costa. Circa 3.800€, di listino, con garanzia NITAL. Però c’è da considerare che si tratta di una full frame che si avvicina discretamente alle specifiche di una medio formato (di costo decisamente maggiore); e che, per la prima volta, racchiude in un solo corpo tante qualità che soddisfano un po’ tutte le tipologie di fotografi.

"SMOKE": ritratto di Elisa Cravero - ©2018 Sergio Bertani

“SMOKE”: ritratto di Elisa Cravero – ©2018 Sergio Bertani

"SMOKE": dettaglio 100%

“SMOKE”: dettaglio 100%

ISO. Ho cercato una reflex che mi permettesse di poter lavorare ad alte ISO senza troppi pensieri. Questo perché, sovente, mi capita di dover bilanciare i flash con l’illuminazione ambientale, se non addirittura di sfruttare esclusivamente la luce della location, sia essa artificiale, naturale, potente o fioca. Qui si va da 64 a 25.600 ISO, con due EV di estensione in alto (fino ad equivalenti 102.400) e uno in basso (fino ad equivalenti 32).
Nel ritratto qui in esempio, scattato piuttosto casualmente durante il cenone di capodanno, ho fotografato tranquillamente a 1600 ISO, senza avvertire alcun problema, come si vede anche nel dettaglio al 100% (ma si può andare ben oltre, recuperando uno scatto nitido e pulito con un po’ di riduzione del rumore). Tra l’altro la foto che vedete, illuminata dalla semplice lampadina a basso consumo della cucina, è stata pure sottoesposta di -2 EV in postproduzione, quindi in originale era anche molto più luminosa.

RAW. Sono grossi. Occupano tanto spazio e schede di memoria e hard disk rappresentano un discreto peso economico nelle spese di un professionista. Come memorie interne al corpo macchina ho acquistato una XQD e una SDXC-II di ottima qualità e velocità di scrittura, da 64GB l’una, pagando più di 300€ in totale. Però c’è una buona notizia. Visto che non si ha sempre bisogno di ottenere RAW da 45 megapixel, si possono scegliere anche i formati RAW M da 25,5 megapixel e RAW S da 11,3, riducendo di molto il peso dei singoli file senza dover scendere al compromesso del JPG, del TIF o del RAW compresso in modalità lossy. Non solo: ovviamente si può anche scegliere di scattare in formato DX (con area di ritaglio evidenziata nel mirino), mantenendo ad ogni modo, nel formato massimo, un’immagine da 19,4 milioni di pixel.
Non è neanche vera la voce secondo la quale servirebbe un computer della NASA per lavorare RAW così grossi. Quando sono in giro utilizzo un MacBook Pro 13” del 2011, i5, 8GB di RAM, SSD Samsung 850 Evo Pro, e faccio post e ritocco con sufficiente fluidità.

GAMMA DINAMICA. È sorprendente. Si riescono a tirare fuori dettagli inimmaginabili dalle immagini sottoesposte e recuperare egregiamente immagini che risultano bruciate a prima vista. Anche i toni e le sfumature più critiche risultano morbide e gestite ottimamente e i file permettono color grading estremi senza “spaccarsi”.

Banding/Flicker

Banding/Flicker

FLESSIBILITÀ. Questa è la magia della D850. In un solo oggetto ci sono: una full frame che si avvicina ad una medio formato, una APS-C da 19,4 milioni di pixel e… una mirrorless. Qui però devo sottolineare anche un difetto. C’è la possibilità di scattare in modalità completamente silenziosa utilizzando l’otturatore elettronico. Speravo di poter sfruttare questa opzione in occasione di foto di scena: in teatro, anche in modalità “Q” o “Qc“, un otturatore meccanico può infastidire. Peccato che, come tutti gli otturatori elettronici, anche questo vada in conflitto con la frequenza delle luci artificiali che non sono a luce continua, creando il fastidioso effetto “banding”, come si vede nell’esempio qui a fianco. In scatto normale invece, nonostante l’avvertimento  di flicker, non ho riscontrato alcun tipo di problema.
In compenso ho notato una buona velocità e precisione di fuoco nella modalità Live View, cosa che non mi aspettavo. Questo rende la versione “mirrorless” della fotocamera davvero utilizzabile, anche fotografando direttamente dallo schermo touch (sul quale ho posizionato un vetrino protettivo SUBITO), selezionando il punto di fuoco come si fa con uno smartphone, piuttosto che utilizzando il classico pulsante di scatto.
Sempre a proposito di flessibilità, non si può evitare di menzionare l’infinita personalizzazione dei vari comandi, che oltretutto sono disposti in modo molto intelligente e funzionale. E sono tutti retroilluminati come il display superiore, pregio irrinunciabile in caso di fotografie notturne.

FOCUS STACKING. Si possono selezionare numero di scatti (fino a 300!) e intervallo di fuoco e avere in pochi istanti tutte le foto che servono per comporre poi, in postproduzione, un’immagine dove tutti gli elementi risultino a fuoco. Opzione comoda per le macro, il landscape, gli interni e tutti i lavori su treppiede. Per lo still life preferisco ancora gestirmi manualmente i piani di fuoco.

DIFETTI. Tutti trascurabili, ma ce ne sono. Innanzitutto l’inutilità pressoché totale (per ora) del Wifi e del Bluetooth integrati. Ho tentato infinite volte, da smartphone Android, di connettere l’app Snapbridge, soprattutto per avere un controllo remoto della macchina, che sarebbe estremamente comodo: funziona male, macchinosamente, in maniera non affidabile e non sempre. Non c’è verso di far funzionare il sistema a dovere. In studio utilizzo Camera Control Pro (già aggiornato per la compatibilità con D850) ed è ottimo. Sarebbe il paradiso se si potesse sfruttare il WiFi per utilizzare CCP in modalità wireless.
A proposito del controllo remoto: il cavo USB fornito è davvero corto. Troppo. Ne ho acquistato uno da 2m e ho scoperto che per un decimo di millimetro non entra nel supporto reggi-cavi fornito con la camera. Peccato: lo si può benissimo collegare senza supporto opzionale, ma bisogna fare un po’ più di attenzione. Anche considerando che la porta USB 3.0 è notoriamente delicata.
Ultima “scaramuccia”: a fare le pulci alla Nikon, su un gioiello da quasi 4.000€, avrei fornito il tappo copri-slitta per l’alloggiamento del flash. Insomma, è vero che è la prima cosa che si perde, ma c’era perfino sulla D3100…!

CONCLUSIONI. La D850 è uno strumento per professionisti, che soddisfa pienamente in tutti i suoi aspetti. La qualità delle immagini è da pelle d’oca, ma è chiaro che per sfruttare appieno un simile sensore, con una risoluzione così elevata, bisogna accoppiare al corpo le giuste ottiche: ahimè, sono quelle che costano di più. Nikon ha pubblicato la lista delle lenti consigliate, specificando che in generale tutte quelle con l’anello dorato sono adeguate. Se andiamo su altre case, mi viene in mente la serie ART di Sigma, leggermente più economica.
Una speranza: che con futuri aggiornamenti firmware si possa rendere più utile la connessione WiFi/Bluetooth integrata. Per il momento, il mio settaggio rimane su “modalità aereo”.

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